Babylon Magazine 7.5
Questo primo disco autoprodotto degli Agabus si presenta molto bene: artwork e serigrafia professionali sono diventati ormai uno standard per molte bands dell'underground, e finalmente anche la qualità dei suoni viene sempre più presa in considerazione anche dagli emergenti. E' questo il caso degli Agabus, che con il loro nu thrash dalle infinite influenze, sono riusciti a confezionare un prodotto veramente competitivo sotto tutti i punti di vista. Stilisticamente parlando mi trovo in difficoltà nel darvi le coordinate generali della loro musica: ho riscontrato influenze di bands come Sepultura, Slipknot, Rage Against The Machine, ma sono riferimenti da prendere con le pinze poichè l'insieme è molto personale. Dal punto di vista tecnico siamo già ad un alto livello, ma devo fare solo un appunto per quanto riguarda l'utilizzo delle voci pulite, unico neo del disco. Consiglio una maggiore produzione sulla voce per il prossimo lavoro, poichè manca veramente solo quello per essere professionali e competitivi al 100%. Gli ultimi 3 brani del cd sono registrati dal vivo, ovviamente con tutt'altra qualità di suono, ma si intuisce che anche in ambito live gli Agabus lavorano molto bene. Il cd è composto da 13 brani per una durata complessiva di 37 minuti. Ottima prova. Voto: 7,5 (Ettore Rigotti)
Benzo World 70/100
Debut album decisamente ambizioso per gli Agabus. Era un bel po' che non sentivo una band che faceva del proprio verbo la sintesi di generi diversi così come lo fanno i nostri quattro musicisti lombardi. In sostanza, questo debut notevole in fatto di produzione e packaging, è un complesso melting-pot di hard-core, metal, nu-metal, thrash-core: ci si possono trovare Biohazard, Snapcase, System Of A Down, Suicidal Tendencies, Soulfly, Rage Against The Machine, ultimi Earth Crisis e ancora avanti. Senza contare poi un 'attitudine politicizzata decisamente punk-anarcoide che non può non ricordare Dead Kennedys, Discharge o i nipoti Nailbomb (di cui l'artwork e i titoli sembrano veramente figli; e certe parti di basso in "Diatrema" o "Sunbeams Vitae" confermano!!!), che dà altro spessore al tutto. Il lavoro di chitarra è duplice: se compositivamente può essere da dieci e lode, per via di suono è abbastanza piatto, decisamente non all' altezza degli standard attuali (e non è un discorso di scarsa registrazione, mi sembra più una scelta, visto che dal vivo la chitarra suona esattamente come su cd). Anche il cantato è multiforme: urlato punk, urlato metal-core, rappato, putito e qualche velleità alla System Of A Down incuriosiscono ma forse deludono sulle parti più pulite, dove servirebbe un minimo di polmoni in più. Aver sciorinato le pecche della band una dopo l' altra sembra impietoso, e difatti non fraintendetemi, il cd si lascia ascoltare, sorretto da pezzi come "Oppressive Dogma", "Ghastly Soul", entrambi di ottima fattura. In "Restless Walls Of Affliction" mi ricordano molto i Soulfly, mentre nella successiva "Slaves Of This Society" virano di più verso i System Of a Down: questo va detto come merito del combo lombardo, capace di alternare stili differenti con discreta disinvoltura. Per quanto riguarda loro, vanno aggiustate molte piccole cose (le parti di batteria sono un po' troppo standard, ci vorrebbe forse un attimo più di fantasia), con la certezza che sulla strada buona ci siamo già; per quanto riguarda voi, se vi inquadrate nei riferimenti di bands fatti, è un cd da avere (visto che costa pure molto poco, altro plauso alla band).
VOTO: 70/100

Blob Zine 7.5
Il bello del Crossover che non ti aspettavi.Dagli Usa stanno sfornando palate di Sòle musicali: gruppi New Trendy un pò Hip Hop...e invece ci sono quelle mescolanze aggressive di musica violenta e disincantata. Agabus è questo, Metal nella struttura,Core nell'animo, Punk in qualche venatura...13 tracce in tutto. Sono abbastanza originali e sembrano non pagare lo scot a nessuno...ma se devo accostarli a qualche gruppo citerei (non per somoglianze ma per l'attitudine) quelle band tipo System of a Down & co:devastanti, vagamente politicizzate e spacca-tutto. Bella la song in italiano Diatrema, bella anche la metelpunkeggiante Sunbeams Vitae. Azzeccate le scelte vocali del singer che modula il timbro a seconda delle atmosfere ( e ci sono parecchie atmosfere differenti...) Un puzzle musicale di non facile soluzione, per questo affascinante lavoro. Voto: 7,5 (Argia Marina)
Disintegration 6
Gli Agabus hanno deciso di fare le cose davvero per bene con questo loro primo omonimo autoprodotto, che si presenta molto curato non solo dal punto di vista grafico (copertina patinata e cd serigrafato), ma anche dal punto di vista della track list, che annovera nove songs registrate in studio e tre registrate live. Per quanto riguarda le coordinate sonore, la band si muove a proprio agio su territori thrash/hardcore, cercando con i propri brani di ricreare un forte impatto che rispecchi l'attitudine e la carica combattiva del gruppo. Gli unici appunti che possiamo fare sono quelli relativi alla personalità ed originalità della proposta - soluzioni un po' scontate ed a volte un po' troppo semplicistiche finiscono per nuocere in alcuni casi ai brani - ed al cantato. Piccoli difetti questi, che gli Agabus possono sicuramente correggere lavorando sodo. Non mancano comunque idee valide come ad esempio "Slaves Of This Society", mid tempo roccioso e dal riffing quadrato, "The Night Of Revenge", che alterna parti cadenzate ad improvvise accelerazioni, oppure "Sunbeams Vitae", song veloce orientata verso coordinate più propriamente thrash. I presupposti ci sono tutti, aspettiamo fiduciosi di riascoltarli con un nuovo lavoro.
(Stefano D'Auria) Voto:6

DKK SV
Il primo lavoro degli Agabus del 2001 giunge a noi leggermente in ritardo, infatti, durante quell'anno, DK era in un primo stato nebuloso, ma mi chiedo cosa i nostri bravi quattro metal-corers abbiano fatto in questo lasso di tempo...e non parlo delle compilation alle quali hanno partecipato...non è neanche un rimprovero (ci mancherebbe!), semplicemente credo che un paio di anni siano sufficienti per comporre materiale nuovo, visto e considerato anche il fatto che questo "Agabus" è davvero un lavoro ben fatto! Il crossover proposto dalla band di Lecco, radica le sue influenze in formazioni dallo stile aggressivo come Slipknot, Korn, Biohazard, Rage Against The Machine e affonda talvolta nel techno-thrash degli immensi Meshuggah, testimoni gli arpeggi allucinati e le ritmiche "spezzate" presenti qua e là...difficile districarsi in questa fitta rete di sonorità, e già per questo, gli Agabus meritano stima dimostrando grande coraggio nel dissociarsi da un qualsiasi "calderone" musicale...le clean vocals, a dire il vero, sono l'unico neo insieme al mixaggio, che ancora non raggiungono il massimo dello "splendore"...durante lo screaming, Andrea invece dimostra grande sicurezza "aggredendo" l'ascoltatore senza pietà...per il resto, ragazzi ci siamo, e mi chiedo per quale ignobile motivo non abbiate ancora trovato chi vi possa produrre...misteri della nostra

Metal Hammer SV
Gli Agabus dimostrano di essere dotati di gran entusiasmo e di una dedizione totale al proprio lavoro.
Siamo su territori decisamente Thrash in questo caso e bisogna ammetter che l'impatto e la carica non mancano assolutamente, anzi, questo demo omonimo colpisce duro come dovrebbe.Ancora una volta però il punto debole è da ricercare nella personalità della band, che a volte sembra volere andare sul sicuro battendo terreni ormai abusati e utilizzando soluzioni un pò scontate, anche se c'è da dire che in altri frangenti le cose vanno decisamente meglio, specie quando il sound si apre verso forme più lineari e moderne (non per niente si definiscono influenzati anche dal crossover).
Anche in questo caso ci aspettiamo di sentire come evolveranno le cose in futuro.
Metal Knight Zine SV




Gli Agabus si presentano con questa coraggiosa autoproduzione di dieci brani da studio più tre pezzi suonati dal vivo. Il loro sound è un metal-core sporcato da ogni influenza musicale che investe ora il panorama metal.
Ovviamente in questo frangente la fanno da padrone le ritmiche oppressive e zompettanti create dal chitarrista emiliano e le "pestate" del drummer Paolo.
I brani divertenti sono molti a partire da "The night of revenge" per arrivare all'iponotica "Ghastly soul". Si distingue il coraggioso esperimento di "Diatrema",brano cantato in italiano,che purtroppo denota ina certa immaturità nella scelta dei vocaboli.
Va detto che gli Agabus sono davvero in gamba ed il CD si ascolta con trasporto eccelso (anche per una persona come me, non certo avezzo a queste sonorità).
Considerando che il CD è professionale, riporta anche i testi dei brani (tutti in spirito combattente, realmente impegnato nel sociale) e la registrazione non è affatto male, direi che "Agabus" è da ascoltare. Leonardo Cammi.

Metal Shock SV
Il genere proposto è un mix tra Thrash Core e il "Nuovo Metallo". L'album si attesta su livelli di sufficienza ma niente di più, visto che in molti frangenti vengono adottate soluzioni piuttosto scontate e monotone che offuscano la buona prova dei singoli strumentisti ed in particolare della sezione ritmica.
Non sempre convincente in oltre la prova del cantante, che, specialmente nell'utilizzo delle cleans vocals, lascia piuttosto perplessi.
Considerate le oggettive difficoltà che un disco con tanti pezzi può presentare per una band emergente credo sia giusto considerare questo lavoro come un buon primo passo, da cui partire alla ricerca di una maggiore personalità e maturità....
Metal Wave 68/100
Salve ancora, popolo metallico! Quest’oggi mi ritrovo a recensire i giovani Agabus, four-piece di origini lombarde dedito a sonorità che nell’arco di questo disco autoprodotto, risalente alla fine del 2001, spaziano dal Thrash Metal più Sepultura-oriented (del periodo di "Arise" e "Roots", per la precisione) al Nu-Metal più pesante di band come Slipknot o Soulfly, non disdegnando però di inserire nel proprio sound influenze dei System of a Down per le parentesi melodiche e del Death Metal, per i momenti in cui le ritmiche si fanno più sostenute. Pur non essendo un estimatore di queste sonorità, sono stato comunque impressionato positivamente da questo demo-cd, soprattutto per la scelta, da parte del giovane Metal-act, di alternare il cantato gutturale e screaming, a quello melodico, che tra i diversi tipi di esecuzione vocale è quello che rende meglio. Per quanto riguarda la parte ritmica, la batteria ed il basso fanno il proprio lavoro discretamente e scelgono bene i momenti in cui crescere o rallentare, per favorire i momenti di apertura melodica in quest’ultimo caso; a proposito delle parti di chitarra, i riff sono adeguati al genere proposto, semplici ed energici e gli assoli sono pressoché inesistenti o sostituiti da brevi fraseggi: nota negativa per quanto riguarda i miei gusti personali, ma tuttavia il tipo di sonorità proposto tradizionalmente non prevede assoli. Parlando della produzione del disco, c’è da dire che i suoni scelti sono discreti ed adatti al genere ed i livelli degli strumenti sono ben equilibrati. Tra i momenti migliori della release cito: "Slaves of this society", diretta e trascinante, "The Night of Revenge", giocata su un mid-tempo ben variegato da accelerazioni e stop, "Diatrema", dalle atmosfere soffuse ed intimiste, "Cemetery", più Death-oriented e "Corrupt mentality", impreziosita da stacchi serrati e metallici. Visto nella sua totalità, questo lavoro presenta una band dotata di buone idee, ma troppo debitrice nei confronti delle sonorità di riferimento; quindi, per il futuro consiglio a questi ragazzi di aggiungere quel poco di personalità in più per arricchire il proprio sound e li invito a virare verso sonorità più tradizionalmente metalliche e thrasheggianti, visto che i brani più riusciti sono proprio quelli, a mio avviso, derivanti da questi indirizzi musicali. Infine, auguro buona fortuna agli Agabus e spero che essi vogliano seguire il mio consiglio. In bocca al lupo!
(Glory Rider) Voto: 68/100

Metal.it 6/10
Il caso Agabus è un mistero: la band, un combo crossover nostrano propone questo full lenght dalle sonorità molto dure, espresse con la dovuta sapienza e la necessaria efficacia, forte di un'ottima produzione che si avvale di frequenti riferimenti ai System of a Down, riconoscibili in quella scintilla di follia che scaraventa l'ascoltatore attraverso ritmiche serrate e frammentarie, riff al fulmicotone, e le linee vocali che si avventurano ora attraverso in un cantato pulito e puerile, ora in uno scream/growling potentissimo. Quale sarà allora questo lato incoerente e misterioso che il gruppo reca seco? L'incoerente, apparente asimmetria che viene a crearsi tra le composizioni accattivanti e potenti e un cantato non sempre all'altezza della situazione. Gli Agabus, nei momenti di maggior enfasi, raggiungono e superano qualitativamente masse di gruppetti new e crossover di cui vediamo i video quotidianamente sulle emittenti a canale tematico, ma si scontrano con l'eccessiva puerilità e banalità del cantato pulito che sembra quello di un ragazzino di quattordici anni (senza offesa per i quattordicenni) e delle sue vane dissertazioni che, solo in parte, riescono a spiazzare l'ascoltatore (si spazia da situazioni che ricordano da vicino i Rage Against The Machine a parti minimaliste e volutamente crude che sembrano affondare le proprie radici nell'hardcore old school italiano di bands come Negazione e Alterazione). A questa deficienza un po' grossolana si somma il risultato non sempre entusiasmante che i cori sortiscono, sempre per una questione di scontatezza e banalità congenita. Un prodotto che dunque vede momenti estremamente positivi e altri messi in ombra dall'incuria, o dall'inesperienza che caratterizza buona parte delle linee vocali, compromettendone, in parte, l'esito finale che resta comunque abbondantemente sufficiente. Voto: 6/10 (Antonio "Bloody" Balsamo)

Metallo Italiano SV
Metal-core di stampo newyorkese per questi Agabus che ci propongono 10 pezzi influenzati da Snapcase, Biohazard e qualcosa di più moderno tipo Ill Nino, ma senza basi percussive. Buoni i suoni delle chitarre, molto corposi e ben assemblati alla sezione ritmica, presentando pezzi ben strutturati e musicalmente vari. Quella che mi ha lasciato un po' perplesso è la voce, soprattutto nei toni puliti, che risulta assolutamente priva di qualsivoglia impostazione o espressività. Ed è un peccato perchè vanifica il buon lavoro svolto dal gruppo. Basta ascoltare "Sunbeams Vitae" su tutte per restare allibiti di fronte a tanta svogliatezza, oppure "Diatrema", che cantata in italiano, associa un testo elementare ad una musica varia e ben pensata. Purtroppo il discorso si ripete in tutti i pezzi, anche se è doveroso dire che i cantati in growl e scream non sono affatto male, come dimostra l'ottima "Cemetery", sicuramente la migliore del lotto. A questo punto conviene ai nostri o tentare quest'ultima via e portarsi in territori quasi thrash, o cambiare cantante mantenendosi ancorati al metal core. Il gruppo ha grosse potenzialità, tutto sta a saperle sfruttare. Per ora da rivedere assolutamente.Mirko Montalbano

Metallus SV
Per fortuna c’è chi si ricorda ancora le origine e le radici del suono metal core e crossover, vale a dire thrash e hard-core punk di scuola newyorkese. Gli Agabus, un quartetto di simpatici terroristi del pentagramma, con questo loro disco autoprodotto dall’omonimo titolo, hanno deciso di basare il loro suono di rivolta e protesta sui canoni della musica estrema degli ’80, vale a dire riff Nuclear Assault che s’incastrano su tempi medi e cadenzati (‘Slaves of this Society’), lezione già proposta nella scorsa decade da Pro-Pain e Nailbomb, alternandoli a brani pi aggressivi e brutali in pieno thrash-stile, come ‘Ghastly Soul’ ed a brani dall’incedere rapido, ma questa volta di matrice maggiormente hard-core, dove appare l’ombra delle formazioni della ‘Grande Mela’ quali Sick of It All’. L’alternare tempi, stili e velocità è una caratteristica del four-piece lecchese ed in particolare del comparto voci manovrato dall’ugola di Andrea Aromatisi, supportato dalla sezione ritmica Binda/Micheli, che alterna gutturali growling death, raw vocals hard-core ed excursus nei territori del rap metal e del crossover. Purtroppo, a parte una buona registrazione ed il fatto che i pezzi siano gradevoli ed energici, le composizioni degli Agabus non sempre riescono a coinvolgere e convincere totalmente l’ascoltatore, anche per alcuni difetti esecutivi come la pronuncia inglese di Andrea, un po’ troppo claudicante (Biscardi potrebbe recitare nella compagnia Shakespeare in confronto! – Non offendetevi ragazzi, ma non si può pronunciare così l’inglese) oppure la sezione ritmica, precisa certo, ma non esaltante e travolgente come dovrebbe essere in questo genere e con questi riff. Il lavoro della sei corde di Emiliano Alquà, infatti, è il punto di forza dei dieci brani (ai quali si aggiungono tre pezzi live) che compongono questo CD autoprodotto; potenza, grinta, una certa perizia tecnica e la tendenza a svariare ed essere freschi sono le caratteristiche positive del songwriting di Emiliano ed in generale delle track degli Agabus. Sfortunatamente, il non essere supportato allo stesso modo dagl’altri componenti, porta la chitarra di Emiliano a ripetersi ogni tanto, ed a scivolare in alcuni cliché del thrash, metal-core e crossover (in quei frangenti dove compaiono queste influenze) che fanno scendere il livello del disco. Sono difetti fastidiosi, legati forse all’inesperienza ed ad una personalità musicale ancora da sviluppare, ma che devono invogliare i quattro lecchesi a darci dentro per crescere, visto che sono in grado di produrre anche dei buoni risultati. Un discreto disco, tirando le somme, piacevole a tratti, ma serve altro per poter lasciare il segno. (Andrea Evolti)
Movimenta SV
Cover simile ad un precedente lavoro dei Nailbomb di Max Cavalera, attitudine anti-società moderna che ricorda quella dei Rage Against the machine, ecco gli Agabus. La musica di questa ragazzi, proveniente dalla provincia di Lecco, è trash-metal, spietato, tirato ma che onestamente, tende ad appiattirsi durante l'ascolto per la somiglianza dei brani, facendo scemare l'attenzione. Tutto ciò è un peccato, perché quando i ragazzi rallentano e cantano in italiano, come in " Diatrema " il risultato è piacevole, tanto che questa è la miglior song del demo. Vengono inserite anche 3 tracce live, che però per la scarsa qualità di registrazione non sono giudicabili, ma che comunque mostrano una buona carica degli Agabus quando si tratta di suonare dal vivo, con coinvolgimento del pubblico presente il che non è mai un male. Insomma è intuibile che gli Agabus siano una live-band, in studio invece c'e ancora da lavorare.
Music Club SV
Agabus Agabus Agabus e' la prima omonima release della band di Lecco. Difficile sintetizzare in poche righe la loro proposta ... siamo infatti di fronte ad un gruppo camaleontico che riesce a cambiare pelle e stile ogni venti secondi! Per farvi qualche nome, potrei parlarvi di una sorta di Rage Against The Machine in versione estremizzata, cori alla Biohazard, spruzzate di Sepultura, System of a Down, Korn ... il tutto condito da una lodevole ricerca di un trademark personale. C'e' tanta, forse addirittura troppa carne al fuoco, e si sfiora quasi il paradosso: un'eccessiva varieta' di stili e soluzioni che finisce per confondere gli ascoltatori! E' anche vero che il poter cambiare cosi' repentinamente all'interno di ogni singolo pezzo testimonia un'ottima padronanza degli strumenti, indispensabile per poter supportare sul piano pratico le idee ... Notevole la prova di Andrea Aromatisi, cantante versatilissimo che, sia pur coadiuvato da alcuni guests, colpisce davvero con le sue continue sovrapposizioni di vocals pulite/growl/screams (in alcuni frangenti sfiora il Dani Filth dei bei tempi !) ... l'effetto in cuffia e' godibilissimo! Ascoltando il cd si resta spiazzati sin dal primo pezzo, davvero un mosaico imprevedibile che riesce a tenere sempre alta l'attenzione di chi ascolta (a volte ci si resta anche male, ci sono frangenti bellissimi che finiscono subito !). Il mio pezzo preferito e' "Cemetery" (guarda caso quello piu' "canonico"). Vedo forse gli Agabus piu' calati in una dimensione crossover/hardcore che metal, oltre che naturalmente a fare macello su un palco con una massa di virgulti poganti sotto di loro! In definitiva, ci sono le premesse per attenderci qualcosa di molto interessante se tutte queste idee verranno sviluppate, e magari incanalate in una direzione piu' omogenea e meno frammentaria ... poi naturalmente a loro scelta, col coraggio e la versatilita' si puo' fare tutto, in bocca al lupo!
Musicaoltranza SV
Interessante debutto per questa giovane band di Lecco. Un Crossover Metal di forte impatto sonoro, che tradisce le forti influenze Death dei componenti, e che ben si lega ad una voce che 'salta' tranquillamente da parti molto acute ad un growl sepulturiano ... il disco presenta anche delle tracce live, a dir la verità non di ottima qualità sonora, ma che ben dimostrano le buone capacità del gruppo anche dal vivo. Ci sarà un valido seguito?? Speriamo per loro ....

Shapeless Web Zine 6.5




"Agabus" è il primo ed unico full-length della band omonima. Questo quartetto di Lecco è dedito a un crossover aggressivo e di qualità. La line-up consiste in Matteo Binda (basso e voce), Andrea Aromatisi (voce), Emiliano Alquà (chitarre) e Paolo Micheli (batteria e voce). Il CD è uscito nel 2001 e, da allora, la band ha partecipato a numerose compilation.
"Agabus" si presenta molto bene per essere un'autoproduzione. Copertina e libretto sono professionali. L'artwork riproduce, in bianco e nero, un bambino orientale che piange disperato. Altre immagini ritraggono scenari di guerra e distruzione. Lo squallore di città ferite dai conflitti. La band è infatti impegnata nel sociale. Contro la guerra e la violenza, certamente. Ma anche contro la manipolazione delle menti, che uniforma e schiavizza. Chiesa, denaro e potere vengono visti come i mali del mondo.
"Agabus" consiste in dieci tracce in studio più tre dal vivo. La musica è un crossover mutevole ed espressivo. Aggressivo quanto basta, non disdegna di liberarsi in sporadiche accelerazioni thrash o hardcore. I numi tutelari del quartetto sono senz'altro i System Of A Down, la cui presenza si fa sentire quasi in ogni traccia. Anche i Biohazard fanno capolino di tanto in tanto.
L'essere così derivativi è il maggior difetto degli Agabus. E' vero che la band armeno-americana ha dato una decisa sterzata al crossover ed è difficile non pagarne tributo. Occorre però liberarsi da quest'influenza. Bisogna puntare su soluzioni personali, magari strane e bizzarre. Credo però che anche la band la pensi così. Non pensate agli Agabus come a dei cloni di Tankian e soci! Qualche spunto dimostra un discreto carattere e, complessivamente, l'album omonimo dà l'impressione di essere in "evoluzione". Infatti l'influenza SOAD viene contaminata in ogni maniera e questo mi fa pensare che in futuro lo stile degli Agabus sarà più originale.
Ho già citato le accelerazioni thrash e hardcore. In quei momenti la band dà il suo meglio: si vedano "Slaves Of This Society" o "Corrupt Mentality". L'alternanza tra passaggi più melodici ed esplosioni di violenza è efficace. Gli strumentisti dimostrano buon gusto nell'arrangiamento e una tecnica di discreto livello.
C'è anche spazio per momenti più riflessivi e melodici, come "Diatrema" che è anche l'unica canzone col testo in italiano. Le tre tracce dal vivo sono ben suonate e possiedono un ottimo tiro. Fanno venire voglia di assistere ad un concerto della band.
In conclusione "Agabus" è un debutto discreto. Si nota ancora qualche ingenuità ma, come ho già scritto, sono sicuro che la band le stia smussando. Il nuovo singolo "The Hive Of Damage", presente nella compilation "Indigestible Sound" (recensita su Shapeless) dimostra che i passi in avanti ci sono stati. Il suono degli Agabus si è fatto più cattivo e le parti thrash sono aumentate. Questa band merita di essere supportata. Visitate il loro sito dove potrete scaricare in pratica le prime dieci tracce del CD d'esordio (quelle in studio).
(Hellvis - Dicembre 2003) Voto: 6.5