Più lunga è l'attesa, più grande è la soddisfazione. Il successore dell'omonimo album di debutto degli Agabus, datato 2001, si è fatto aspettare a lungo. Ma, ragazzi miei, il quartetto di Lecco si è ripresentato al pubblico con un lavoro convincente sotto tutti i punti di vista! Ma procediamo per gradi. L'album precedente degli Agabus mi era piaciucchiato ma, a dirla tutta, non mi aveva entusiasmato. Anzi, a dire il vero l'ho trovato per metà deludente. Nonostante il tiro non fosse in discussione, il songwriting tradiva troppe influenze. Il loro stile omaggiava smaccatamente gruppi quali i System Of A Down o i Biohazard. Come risultato, la musica non era affatto personale. Tenuto presente che gli Agabus dimostravano comunque di possedere talento, immaginate il mio nervoso! Tanto potenziale sfruttato così poco! Per fortuna "The Hive Of Damage", una canzone presente nella compilation del 2003 "Indigestible Sounds", sembrava schiudere nuovi orizzonti espressivi al gruppo. E così è stato! "Last Way Left" mette in mostra uno stile finalmente maturo! Sette tracce per ventitre minuti di vigore musicale e tanta grinta! L'immagine di copertina è una bocca urlante. L'utilizzo del bianco e nero è una costante della band, così come le immagini belliche che riempiono tutto il libretto. Occhio però! Le immagini utilizzate dagli Agabus hanno una funzione di denuncia. L'ideologia pacifista del gruppo è chiara, sebbene non abbia remore a sbattere in faccia all'ascoltatore i mali di questo mondo. La rabbia e l'ansia delle immagini di copertina si riflettono anche nella musica. Gli strumenti picchiano, gridano, piangono. I musicisti sembrano estremamente coinvolti nell'esecuzione. Alla voce troviamo Andrea "Aro" Aromatisi, alla chitarra Emiliano "Zapa" Alquà, alla batteria Paolo "Pala" Micheli e al basso il nuovo arrivato Roberto "Raz" Randazzo. Quest'ultimo ha preso il posto del vecchio Matteo Binda. La già citata "The Hive Of Damage" chiude il CD. Si tratta di una scelta intelligente, visto che mette a disposizione il brano per tutti coloro che non hanno acquistato la compilation. Mi piace però trovarci anche un significato più profondo, quasi che la sua inclusione nel nuovo CD sia da intendersi come un omaggio alla canzone che ha inaugurato il nuovo corso. Lo studio Mirage di Inverigo ha svolto un ottimo lavoro, presentando al meglio il suono della band. L'abilità del gruppo viene sublimata da questa buona produzione. E' quindi un piacere immenso ascoltare canzoni quali "Innervention" o "Atman Collapse": la rabbia che anima l'ispirazione dei musicisti penetra nelle vene e fa scatenare! Il crossover degli Agabus ha moltiplicato le sue formule espressive, raffinandosi nella fornace ardente del thrashcore. Le sette canzoni qui presenti sono altrettanti esempi di creatività, fracassona o riflessiva (come nel caso della title-track), emozionale o d'impatto. I riff si susseguono con una coerenza disarmante, perfettamente accompagnati da una sezione ritmica implacabile. La struttura dei brani è essenziale. La voce di Aro è un urlo scatenato, in grado di smuovere dal torpore anche gli animi più lobotomizzati. Il crossover del gruppo ha raggiunto un equilibrio notevole, capace di riassumere in sé tutte le influenze e di tradurle in qualcosa di nuovo. Nuovo ed avvincente. Trascinante come "Responses" o vitale come "Train". Comunque, tutte le sette canzoni hanno qualcosa di interessante da esprimere. "Last Way Left" è il frutto dell'esperienza degli Agabus e dell'intelligenza dei musicisti, sempre volti a migliorare la propria musica. Cari lettori di Shapeless, se la parola "crossover" non vi spaventa, siete invitati ad acquistare questo CD. Non ve ne pentirete perché, nel loro genere, gli Agabus sono una delle realtà più promettenti del nostro bel paese. Voto: 8.5 (Hellvis - Aprile 2005)
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