Allschools (GERMANY) SV
Leider finde ich zu AGABUS keinerlei Infos im Internet, nur dass sie eine italienische Band sind, doch dann heisst es mal volle Konzentration auf die Musik. Die 7 Tracks auf der CD zeugen von Beginn an einen starken Hang zur Hektik. Während der Opener Golpe noch eher als Metal durchgehen würde, wird schnell auf mal eine kleine Prise Mosh eingestreut. Doch kommt durch das ziemlich gewöhnungsbedürftige (das nicht gerade zum Mitsingen, geschweige Mitsummen animierende) Organ des Sängers beherrscht jedoch das Klangbild, so dass die Metalgitarren schnell eher in den Hintergrund treten. Die verzerrte Stimme von Aro stellt auch gleich die Band auf die Probe.

Denn die Instrumentierung ist nicht gerade schlecht. Dieser Wechsel zwischen Trash Metal Parts und eher abgehackten New Metalligen Momenten ist zwar nichts neues und spektakuläres, doch auch auf keinster Weise schlecht. Manchmal wie zu „Train“ erinnern AGABUS nach MINISTRY und manchmal eher nach HED.PE. Jedoch bringt die Band von Zeit zu Zeit auch mal ein paar Chöre mit ins Spiel um vermutlich eine Hardcore-Assoziation zu erzeugen, gelingen tut dies jedoch eher schlecht, zu metallig klingen die Instrumente.

Starten die beiden ersten Tracks noch annehmbar, nimmt die Scheibe zum Ende hin ab. Die Songs nehmen an der Anfangs noch ziemlich interessanten Hektik dann ab und schon klingt AGABUS nach langweiligem Mittelmaß. Außerdem möchte die Stimme des Sängers einen nicht ans Herz wachsen. Somit kann „Last way left“ mich nicht überzeugen.
Babylon Magazine 7/10
Agabus. Italiani. Metalcore. Figo. Mi piace questo mini-cd, mi piace davvero! 7 tracce per 25 minuti di violenza sonora sapientemente soppesata e sviscerata: groove, riffing da capogiro e badilate sugli zigomi in abbondanza! Partiamo dal principio: l'artwork. Non è la prima volta che dichiaro la mia passione per le vesti grafiche ricercate, e questa volta devo proprio dire che tra le mie mani ho uno dei più bei lavori che mi sia capitato di vedere da molto tempo a questa parte... Complimenti! Passando all'aspetto musicale, gli Agabus non suonano sicuramente niente di "nuovo", ma il tiro dei pezzi e veramente notevole e il cantato di Aro, che in un primo momento non mi aveva convinto pienamente, trasmette a pieno il rancore e la frustrazione che emergono dal riffing esasperato e sofferente di Zapa e dall'intricata sezione ritmica formata da Pala e Raz. Da rivedere la produzione che, oltre a non sorreggere a dovere il lavoro della band, lascia un po' perplessi sui volumi conferiti alle voci. Highlights del cd, sicuramente, l'opener "Golpe" e la violentissima e rappata "The Hive of Damage". Concludendo, promossi con la speranza che dalla prossima volta riescano ad elevare ai livelli del super artwork anche la produzione del disco!
voto: 7/10
Behind the veil (GREECE) 6.5/10
The guys from Italy formed this band almost ten years ago and "Last Way Left" is their latest release which has seven tracks and more than twenty minutes of pure modern music. On their first release, back in 2001, the band had included several covers from bands like: PANTERA, OBITUARY, SYSTEM OF A DOWN and SEPULTURA. This time they want to show to all of us their personal vision and their personal way of making songs. So on this album you will have the chance to listen to all the elements that most of the metal core bands have plus Agabus’ personal touch. Most of the well worked compositions from Agabus have about three and four minutes duration, they have catchy rhythms which will stick to your mind after listening to their album. Generally Agabus is another band that follows the river. I don't blame them but I think that each and every band should have a more personal view and approach to their music instead of just following the other famous bands.
Benzoworld 70/100
Eccomi qua a riascoltare per l’ennesima volta il secondo mini autoprodotto del quartetto di Lecco, che ripesca abilmente dal calderone metalcore dei più blasonati Killswitch Engage, Shadows Fall, il tutto unito con derive pseudo-sperimentali non poco intriganti. Potremmo parlare di nu_thrash ? Mah, i nostri optano per l’intrigata definizione di “Post thrash core metal” e forse un po’ hanno anche ragione: i brani suonano compatti e diretti, segno che lo spirito HC pulsa violento nelle vene dei chitarristi e della scarna ma efficace sezione ritmica, il tutto sorretto dalla poderosa voce del singer Andrea, vero motore trascinante, capace di growl allucinanti come di schizofreniche litanie davvero convincenti. La registrazione riesce poi a mettere i luce praticamente ogni aspetto del plot, segno che i nostri sanno fare le cose per bene. Forse il terzo step sarà quello buono, ma per ora mi accontento di ciò che sento ed è più che abbastanza! Voto: 70/100
(Blame, 03/12/2005)
Brutalism (BELGIUM) SV
From Italy comes Agabus and they melt metal and hardcore into an furious blend of music. Vocals are shouted out loud or narrated while the guitars shred the short riffs. Every hole is filled with powered drums. The songs hack, moan and stew the artistic aggression into your fucking face. While the title track is a peaceful intermezzo... It is not all violence but it is well dosed and tempo and rhythms interact frequently. It may not be original to some of you but it surely works to fuck you up!!

Concreteweb (BELGIUM) 72/100
The Italian quartet Agabusdebutes with this 23-minutes long mini-release, called “Last Way Left”. The band (Aro-v, Zapa-g, Raz-b and Pala-d) entered the little Mirage Recording Studio to create this unusual, extreme, avant-gardistic, mathematic and progressive mixture of Rock, Grindcore, Thrash Metal, Hardcore, Wave, Punk and Metalcore … just to give it a name … At the same time, this recording sounds original and ten a penny, at the same time it is renewing and ‘heard-it-all-before’, at the same time it fascinates and bores me. Italian Metal indeed it is!

72/100

Ivan Tibos.
Dagheisha SV
Un ep di notevole spessore quello presentato dai lombardi Agabus a cinque anni di distanza dal debutto. ‘Last Way Left’ è perfettamente in grado di presentare tutte le sfumature di un gruppo che vive il metalcore partendo dalle sue radici ma anche sapendo evolvere la propria proposta con influenze moderne rilette in modo del tutto personale. Quindi se alcuni stacchi e riff ricordano quelli di Machine Head e Biohazard i ventitre minuti di delirio vocale di Aro sfoderano retaggi appartenenti a gruppi molto distanti tra loro come Suffocation, System Of A Down e Shadows Fall. Non sarebbe giusto parlare di una o due canzoni in particolare, anche se al primo ascolto la title track e ‘The Hive Of Damage’ spiccano, proprio perché ‘Last Way Left’ è un monolite corposo, vario, disturbante ma anche capace di far riflettere. L’evoluzione di questo gruppo è da tenere sotto stretta attenzione. Chiudo con una citazione di George Orwell presente nel booklet: ‘Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.’
De Baser 5/5
Sudore, urla in growl, tempeste ormonali e odore di birra vomitata e mal digerita, tutto questo fatto in un garage maleodorante di un paese, in provincia di Lecco, prima frontiera del nu trash italiano.
Questi sono gli Agabus di "Last Way Left", secondo demo della band lecchese, autoprodotto, ricco di fatica e squassante energia.
Infatti, partendo da "Golpe", traspare la primordiale rabbia degli immensi Biohazzard, fusa con il thrash rabbioso e clautrofobico dei Sepultura di Arise, il tutto condito da un interessante ensemble urbano alla Rage Against The Machine... dove il cantante Andrea Aromatisi vibra parole a favore della libertà di un popolo... inteso secondo il mio parere come il popolo universale...

Dalla sapienza di un testo alla degenerazione musicale di Atman Collapse dove Emiliano Alqua tinge trame musicali al limite dell'hardcore più esasperato interpretando perfettamente il pensiero alla Meshuggah, e alla Pantera, per un momento da imprimente in maniera esaltante, soprattutto nel finale il canto taciuto di A. e il riff superbo di Emi creano la giusta atmosfera epressiva...
Dopo l'omonimo intermezzo, il treno riparte con "Responses", una sorta di treno in corsa dove Mik il batterista e Emi il chitarrista tingono trame thrash allucinante accompagnate da un pathos e una tensione vocale direttamente hardcore, un cantato italiano e inglese infernale...
"TRAIN" E "THE HIVE OF DAMAGE" SONO LE DUE PERLE FINALI, UNA FUSIONE TRA IL NU METAL PIÙ ESASPERATO E L'HARD CORE PIÙ HAZZARDIANO...
OTTIMI DA PRENDERE. Voto: 5/5
(Armando Greco)
Dead Center Prod (ROMANIA) 4/5
Italian collective AGABUS has been formed in 1997, but, for all 9 years of existence at them on the account Really huge quantity of alive performances, played both in Switzerland, and in Poland, Holland, Czechia... since October of this year - Germany, Austria, France... And a leaf of concert actions very huge! By a musical part too it is not bad, the such mix from alternative, hardcore, is not a lot of thrash metal, I at all the fan alternative and to that similar, but, these guys have made upon me impression. Than? I do not know, simply, playing a so-called commercial direction, from them all UG, i.e. is musical it not what that maiden sugar, and a strong material. And let music is densely involved on SLIPKNOT, PANTERA, BIOHAZARD... they sound confidently and in what that even is attractive a degree. In music there is a spirit, such rebellious))). Music sated, pressing and alive. On quality of a sound too it is normal. And these 7 songs not badly lift mood! Was not so, and now, having heard some times AGABUS, it is full of forces and energy)), and I feel, it is necessary its (energy), somewhere (or in whom that)))...) to give vent)! So, open-minded metalheads, wishing to arrange a party - get this disk))). Taste this musical ooze!
4\5
Dk666tk SV
Gli Agabus, attivissimi da anni nella scena metalcore italiana, si sono ritagliati una nicchia di tutto rispetto, nicchia che a mio parere andrà ingrandendosi dopo l'uscita di questo molto ben realizzato "Last way left". Naturalmente, come ci si poteva aspettare dalla buona volontà delle band emergenti, il packaging è accuratissimo e piacevole da guardare, un vero prodotto professionale. Le 7 canzoni che ci vanno a proporre i 4 di Lecco sono un muro sonico di cativeria e disperazione (sfortunatamente la mancanza di testi allegati e un sito che lascia PARECCHIO a desiderare mi impediscono di sapere che dicano), per 23 minuti di scapoccio forsennato, a testimonianza di come l'Italia abbia molto da dire in tutti i movimenti metal, specialmente in quelli undergorund di asfalto puro come quello del core. E detto da uno che non lo sopporta direi che potete anche fidarvi... a parte l'ultima traccia con pezzo à la Limp Bizkit ad un certo punto, cosa che fa alzare un sopracciglio anche all' ascoltatore più bonario, per poi sfociare in growl alla Dani Filth.. bho. Distorsioni assolutamente azzeccate con un drumming intelligente e songwriting assassino sono il piatto forte di una band che ha molto da dire in quanto a compositività, speriamo solo che la loro tenacia venga la più presto premiata.
(ai_ja_nai, emergency exit )
Eutk.net 7/10
Questo mini-cd è la seconda release ufficiale degli Agabus, dopo il debutto omonimo sulla lunga distanza. Il sound è un metalcore molto variegato, il quale appunto per questa caratteristica richiama alla mente più di una band, ma citarle sarebbe fare torto agli Agabus, i quali ci sanno fare per davvero.
Durante le sette tracce di questo “Last Way Left” ciò che non manca è una sana dose di aggressività repressa, con una veemenza che è degnamente espressa dal vetriolico singer, anche se c’è da dire che la produzione, non proprio potente e nitida, aiuta ben poco i fini distruttivi degli Agabus.
Le bordate metalcore della band sono delle vere mazzate, dove il riffing non è mai domo, ad esempio “Train”, e dove i patterns ritmici aborriscono la staticità e si lanciano alla ricerca di una dimensione dinamica e al tempo stessa furibonda, come nella conclusiva “The Hive Of Damage”, dove il groove si fa veramente bestiale.
Non ho ascoltato il debutto, e quindi il mio giudizio si deve per forza di cose limitare a questo mini-cd, ma la sensazione è che questa band sia davvero in gamba, conoscendo bene i trucchi del mestiere e soprattutto con la consapevolezza di sapere come si fa a fare una song che spacchi il culo, avendo fuso alla perfezione certe derive hardcore con certo metal pesante. Si attendono nuove belluine emanazioni sonore. Voto: 7/10
(Luigi 'Gino' Schettino)
Fire Alive 7.5/10
Fire Alive


Last way left” è l'ultimo EP della formazione (proveniente da Lecco) degli “Agabus”, uscito per Deadsun Records. Nel 2001 gli Agabus fecero uscire il loro primo album intitolato “Agabus 2001”, negli anni precedenti invece hanno partecipato a numerose compilation uscite per etichette estreme europee. Complessivamente questo “Last way left” è un buon lavoro che però necessita una rivisitazione nel bilanciamento dei volumi: tutto sommato comunque non suona malissimo e l’impatto sonoro è abbastanza violento e concreto.
7 tracce (incluso l’intro “Innervention”) per la durata totale di circa 25 minuti, un concentrato di sfrenato e furioso metalcore in stile Hatebreed e Born From Pain: l'unica cosa che si allontana da questo stile musicale è la voce, potentissima, che però poteva rimpiazzare i pezzi reppati con growls più prolungati, il risultato sarebbe stato un'altra cosa. Tralasciando queste piccolezze il prodotto e’ buono e coerente tra una canzone e l’altra, esaltando le qualita’ tecniche degli Agabus. L’artwork si addice molto al genere in questione: nella copertina troviamo in primo piano la faccia di un uomo in segno di speranza; quest'immagine lascia spazio ad una propria e libera interpretazione. Complimenti.
Veramente un buon lavoro questo “Last way left” per gli Agabus: la loro concretezza e umiltà li porteranno molto lontano. Sono curioso su cosa potranno preservarci in futuro gli Agabus. Voto: 7,5/10
(Massi)
Hatetv SV
Il lavoro degli Agabus non risplenderà per originalità in quanto va a pescare da un passato gode sì di grande rispetto ma che ha perso un po' di brillantezza. Rimane comunque un buon lavoro suonato in modo decoroso, registrato più che discretamente e che riesce a distinguersi nel casino di gruppi metal-core in circolazione oggigiorno. Dopo l'intro, il brano d'apertura "Golpe" parte bene e continua meglio quando si va su parti più sparate. Occhio però alle cadute di tono nelle parti rallentate delle strofe... "Atman Collapse" è un thrashettone bello massiccio in cui la voce (sempre) filtrata funziona meglio ed è uno dei brani che preferisco. Sono andato a leggermi alcuni loro testi e le tematiche socio-politiche in essi contenute rispecchiano le lezioni impartite da Sepultura o i predicozzi di Phil Anselmo. Anche dal punto di vista sonoro il post-thrash della band è fortemente influenzato da queste autorevoli cariche così come è facile notare una forte parentela con cose più "core" sul versante di Biohazard o Downset (certe ritmiche o cori). Mi si spezza un attimo il fiato con "Responses": una parte iniziale "stoned" lascia successivamente spazio all'aggressione e a parti decisamente più crossover che fanno il loro dannato mestiere. "Train" invece tende ad un metal classico (rullate sui tom sopra ad un tappeto di doppio pedale a tutto spiano) ed è per me interpretabile come un omaggio ai Judas Priest e -perchè no- ai Death. Non mi convince tanto ma stranamente ne promuovo le liriche in italiano. "The Hive of Damage" suona parecchio diversa, meno metal, più Nu/RATM, ed è un bel pezzo (se non consideriamo i pezzi rappati e le growl vocals) proprio per la sua struttura varia ed articolata. E' un po' che non grido al miracolo e temo che nemmeno questa sia l'occasione per farlo. La qualità però si sente e senza dubbio gli Agabus strapperanno applausi; al momento credo che per loro i tempi non siano ancora maturi e che sia consigliabile provare a calpestare anche altri terreni alla ricerca di una personalizzazione che negli intenti è molto vicina. [28 Marzo 2005]
www.hatetv.it
Holy Metal 7
Gli Agabus sono una formazione lecchese che conta ormai quasi un decennio. Molto attiva in sede live, come citato nella propria biografia, possono vantare oltre 150 esibizioni in svariati locali e manifestazioni anche di spessore.
La band propone un moderno thrash core psicotico che strizza l’occhio a sonorità cross over, un mix esplosivo ed effettivamente molto efficace soprattutto quando proposto dal vivo.
Così in questo album ritroviamo facilmente richiami musicali all’ultimo periodo Slayer che convivono e condividono spazi vitali con band come One Minute Silence due gruppi molto distanti tra loro come stile musicale.
L’abilità degli Agabus è stata quella di attingere dalle più svariate fonti e ricreare un sound, che può si piacere o meno, ma che oggettivamente risulta personale quanto basta.
Tra i brani decisamente più interessanti troviamo “Golpe” e “Responses” che, guarda caso sono i brani più veloci e diretti.
Anche “Train” con le sue ritmiche thrash bay area risulta interessante e coinvolgente. Ottima poi è la produzione, pulita e potente, tiene testa a studio album di formazioni dalle disponibilità economiche decisamente superiori (esempio lampante St. Anger dei Metallica). L’augurio per questa band è che possa riuscire a trovare un contratto con qualche etichetta che li possa far conoscere al grande pubblico magari sulla scia hard/thrashcore sbarcata nel vecchio continente dagli USA.
Il male production 7/10
"Resteless wails of affliction" è l'ascensore per l'inferno...un countdown terrificante che, piano dopo piano, ti immerge nel profondo terrore di ciò che ti spetta; colpi effettati di rullante che pesano come macigni, pugni allo stomaco, fiondate di adrenalina...una voce effettata ti chiama e tu non puoi resisterle! Poi un colpo di scure, netto e ben piazzato apre l' e.p del quartetto di Lecco Agabus; è "Slaves of this society" che, con la precisione chirurgica e tagliente della splendida chitarra di Emiliano (la cui precisione garantisce il godimento di ogni singola pennata...grazie anche ad una buonissima qualità di registrazione!!), fa rimbalzare l'ascoltatore contro le quattro pareti della cameretta. E' una esplosione calibratissima di nu/trash metal ricco di influenze provenienti da mille altri pianeti: liriche pulite alternate a fraseggi ritmici (degni di uno dei più difficili scioglilingua, resi davvero grandi da un giusto dosaggio di vocal effect) post core, growl terrificanti e riff di chitarra pesanti, classici del trash teutonico, insieme a mille altre schegge musicali sapientemente dosate e combinate. Terza song è "Oppressive dogma" che spinge sull'acceleratore con una ritmica core piena e tagliente resa ancora più d'impatto da ottimi fraseggi vocali, forse un po' incerti nell'intonazione più melodica e pulita. E il laccio che stringe il collo dell'ascoltatore si stringe sempre di più. "The night of revenge" ha un ingresso coinvolgente e di indiscusso impatto sonoro, quello che non mi convince appieno è la parte corale che trasmette un sentimento punkeggiante del tutto fuori contesto nel pezzo, apprezzabile comunque per le sperimentazioni e le soluzioni proposte. Si continua con "Sunbeams vitae" che apre con un riff core veloce, melodico, tagliente (System of a down docet!) anche se questo pezzo non mi convince per le sperimentazioni vocali pulite ancora molto incerte che mostrano ancora qualche limite tecnico da parte del cantante.
Si vola con "Diatrema" pezzo emotivamente molto coinvolgente in cui l'interpretazione (di cui una parte è recitata molto bene) vocale in italiano riesce a creare magia e sospensione; non manca un'accelerazione di matrice death (bello il gioco di pan delle due chitarre e l'intermezzo di basso!) che impone ritmi sostenuti ed impatto sonoro senza strizzare l'occhio ad una melodia molto romantica/decadente che si accompagna benissimo con la fragilità e la disperazione del testo che si strugge in growls molto buoni. Il pezzo risulta molto bello, costruito con un song writing maturo, frammentario al punto giusto per non perdere l'attenzione dell'ascoltatore. Si ritorna sui ritmi incalzanti del trash/core degli Agabus con "Ghastly soul" in cui l'impatto sonoro e le melodie intrecciate tra le chitarre e il basso regalano un buon pezzo all'ascoltatore. "Cemetery" è un brano pesante, opprimente e decadente in cui la pesantezza della chitarra è accentuata da un growling tetro e maligno. "Void predicant of nothing" si apre con un arpeggio intenso e denso di sentimento che si comprime in una melodia di chitarra distorta molto incalzante che non disdegna le melodie per niente scontate. Ahimè ci sono ancora molte imprecisione di intonazione nel cantato che se nel parti di growl convince appieno, in quelle melodiche forse ha ancora molti problemi di intonazione. "Corrupt mentality" è un pezzo molto buono, peccato che sia stato inserito così tardi (decimo pezzo del cd) all'interno dell'ep.
Il cd procede con altre 3 songs cioè "Responses live", "Totalitarian state live", "The night of revenge" che, nonostante una registrazione molto artigianale come le possibilità live concedono, riescono a trasmettere l'aggressività, l'impatto sonoro e la tecnica del quartetto di lecco. Tirando le somme gli Agabus sono una band che possiede ottime idee in ambito compositivo con buone melodie e tenendo fede ad una potenza sonora rilevante. Ci sono ancora troppe imprecisioni nelle parti vocali pulite, quindi c'è ancora un grande margine di miglioramento. Aspetterò e sono sicuro che i risultati li vedremo presto. DiegO

VOTO: 7/10

Kathodik 3/5
Eccoci con il nuovo album (definito 'debut', non so per quale motivo, visto che non è il primo) degli Agabus, metal band lecchese, già molto attiva in campo live assieme a gruppi tipo Infernal Poetry e Arcadia.
I quattro suonano un metal piuttosto orientato verso il 'nu', andando a riempire una piccola nicchia fra Lamb of God, Meshuggah e un pizzico dei Sepultura recenti; hanno invece ben poco a che vedere con i Rage Against the Machine, visto che il rapping viene tenuto costantemente sotto controllo e l'attacco sonoro dei lecchesi è ben più serrato.
Questo grazie anche ad una produzione modello 'nervo scoperto', che riesce a cogliere ottimamente il lato dinamico del sound della band, senza però sacrificare quasi nulla in quanto a potenza. I pezzi invece soffrono un po' di alti e bassi; si parte alla grande infatti con una serratissima Golpe e si prosegue bene con Atman Collapse, poi però l'ibrida Last Way Left cala un po' il tono dell'Ep e le due canzoni successive semplicemente ripercorrono il terreno delle precedenti. L'ultima invece suona quasi come una bonus track, vista la produzione completamente diversa (con molta più attenzione ai bassi) e il cantato, minato da effetti non proprio riusciti, non più in primo piano.
Dunque, penso che gli Agabus debbano ancora perfezionare la formula, soprattutto mirando ad una maggiore intesa tra musica e cantato; di basi solide ne hanno già a iosa e si nota.
Killemall85 70
Di nu-metal non me ne intendo molto, essendo orientato musicalmente verso generi musicali molto più leggeri rispetto al metal quali sono il punk e l'hardcore, ma per quel poco che ne posso sapere quando mi trovo di fronte ad una band come gli Agabus che veramente ci sa fare, non posso far altro che alzare le mani e (oltre ad ammettere la mia chiusura mentale verso altri generi…) complimentarmi con loro. Questa band è forte di una numerosa e proficua attività live che li ha portati ad esibirsi oltre che in numerosissimi e conosciuti locali italiani, anche fuori dai confini nazionali, segno dell'alta qualità del prodotto offertoci da questa band e dalla sensazione che qualcosa nella scena musicale italiana sta iniziando lentamente (molto lentamente) a smuoversi. Le influenze che saltano subito all'orecchio sono quelle di band come Mudwayne, Slipknot e Korn, ma c'è qualcosa che ricorda molto anche i giapponesi Dir En Gray, questi ultimi sono molto più presenti nelle parti vocali e nei cori del terzo brano del disco “Atman Collapse”, ma come si sa, il tempo porta consiglio e infine alla maturazione. Infatti per una giovane band come gli Agabus non è un male avere influenze di quelle che sono le attuali migliori band di questo panorama musicale, ma si spera che con il prossimo lavoro ci sia una personalizzazione maggiore di queste influenze frutto di tempo speso a sperimentare. Il promo è caratterizzato da sei pezzi più un intro in cui il gruppo da il meglio di se,la possente ed urlata voce di “Aro”, la potente chitarra di “Zapa” che non sbaglia un colpo, la violenta batteria di “Pala” ed il basso “Raz” che tende a creare atmosfere molto più cupe e cattive, rende l'ascolto di questo disco agli amanti del genere, molto gradevole. Le canzoni sono molto cattive e veloci, su tutte “Golpe” in cui mostrano tutta la loro bravura, non è da meno anche la traccia che da il titolo al promo “Last Way Left” che apre con la chitarra all'apparenza blues, ma che mostra tutta la sua inesorabile potenza nel ritornello e nel cantato. Insomma, un prodotto davvero ben fatto, che non pecca in nessun punto se non nella mancanza di un pò di personalità che non basta mai, ma che comunque non compromette l'ottima qualità del loro stile e del loro sound, che spero di ascoltare più potente che mai in una prossima prova registrata.
Live 4 Metal (USA) SV
These Italians describe themselves as Thrashcore, which is a kind of interesting idea and to be fair it does thrash to a fair extent. However that isn’t how I would describe the oddly named Agabus on listening to this re-press of their demo. The vocals kind of give the game away and it is difficult on hearing them, not to describe this as screamo, coz it screams like a stuck bitch on a very sharp stick.
This kind of thing may not be my normal listening modus operandi but after giving it a couple of spins I was finding myself thinking of more positive things to say about this than I would have actually expected. First proper song after an obligatory introduction, Golpe has
a vicious bouncy groove and rabid screams coursing through it. The clean vocals in the background and hardcore gang shouts don’t do this any harm either. I guess it reminds me a bit of the late great Medulla Nocte, with a dash of Biohazard and impact of Lamb Of God. One things for sure, you would need to take a very large golpe before venturing into a pit as this number kicks off. The main vocalist Andrea gets even more riled up by Atman Collapse, totally pissed off with the world, this is good stuff for getting a shit day at work off your chest.
Last Way Left is a completely different kettle of fish, a mellow number with an acoustic guitar, which is pure Fugazi. At a mere 23 minutes though there isn’t a load of time to spare before the aggression is piled up again on Responses.
I have to admit my attention did kind of wane as the disc goes on and if it were a full-length album I think the lack of variation may have become a bit tough to handle. That aside a promising introduction to Agabus and if every song had the impact of the first crunchy number I would certainly expect them to get snapped up.
www.agabus4.org
Metal Fan (HOLLAND) 82/100
Tussen lege koppen koffie en stapels cd's ligt een cd-boekje open. Citaten van verschillende internationaal bewonderde en gehate personen vullen de pagina's. George Orwell (schrijver van 1984), Osho Rajneesh (leider van de Bhagwan beweging), Stefano Benni (satirisch Italiaans schrijver). De meest bekende en opvallende naam, Yasser Arafat, staat samen met citaat en in goud gedrukt. Agabus neemt duidelijke en omstreden standpunten in.

Los van de standpunten is Agabus ook een opmerkelijke band. De vier Italianen spelen gestoorde metalcore die meerdere malen leentjebuur speelt in de extremere (death 'n black) genres. In het nummer "Train" krijgen we daar een aantal sterke melodieuze leadgitaren bij. De composities zijn over het algemeen snel maar dynamisch en agressief van aard. Uitzondering daarop is het korte "Last Way Left", dat haast funky genoemd kan worden.

De zang is zoals gewoonlijk bij metalcore een hoge en schrille scream (denk Caliban), die sommige luisteraars als irritant kunnen ervaren. Ook lijkt de man met de microfoon soms compleet schijt te hebben aan iedere vorm van tempoaanduiding, wat een rommelig resultaat tot gevolg heeft. In "The Hive Of Damage" horen we nog een cleane zangstem die twee regels zingt/rapt. Dat klinkt zo zeurderig dat Agabus Fred Durst (Limp Bizkit) in de zeik lijkt te willen nemen. Mission accomplished, zoveel is duidelijk.

Los van eventuele tegen de borst stuitende standpunten (al durf ik daar geen uitspraken over te doen, zie de site voor teksten) en de bij vlagen twijfelachtige zang, zie ik geen enkele reden om jullie dit korte metalcorewerkje te onthouden.

Tracklist:
1. Innervention
2. Golpe
3. Atman Collapse
4. Last Way Left
5. Responses
6. Train
7. The Hive of Damage (bonus track)


Metal Inside 7/10
Questo “Last way Left” è il secondo lavoro per la band lombarda Agabus, che segue l’omonimo debutto targato 2001. Quello che ci propongono è quel metalcore tanto di moda in questi anni in U.S.A., che di riflesso ha attecchito anche nel vecchi continente. Semplici cloni? Un copia/incolla di motivi già sentiti? Proprio non direi! Sin dai primi ascolti ci si accorge che il lavoro è plasmato con una buona dose di personalità, e che il metalcore presente deve confrontarsi con elementi thrash, crossover e soluzioni death che ne danno maggior respiro e lo rendono sicuramente interessante. Ovviamente non siamo di fronte ad un album innovativo allo stato puro, cosa per altro molto difficile in un genere così inflazionato e comunque non indispensabile; i segreti del cd sono quindi una certa personalità coadiuvata da buone doti tecniche delle singole cellule che compongono il nucleo del progetto. Tanto per avere dei riferimenti “geografici” troviamo echi lontani del padri pellegrini Biohazard, ma anche aromi di band come Shadows Fall, Meshuggah, Pantera e Sepultura, tanto per citarne alcune.
La band di Lecco è attiva dal 1997 si è fatta le ossa in una serie di date live che le ha fornito una buona dose di esperienza e affiatamento che ritroviamo in questo “Last way Left”. Sette tracce, ventitrè minuti, voce in stile metalcore, riff veloci e potenti e una buona padronanza degli strumenti sono gli elementi distintivi, a cui si aggiunge una produzione di tutto rispetto. Delle varie tracce meritano una segnalazione "Golpe" per le sue inclinazioni hardcore, "Responses" per i suoi buoni cambi di tempo e l’attitudine thrasheggiante; infine, “Train" che con il suo ritmo sostenuto, la sua grinta e un piacevole stacco centrale risulta probabilmente la più convincente dell’intero lotto. Una band che se proseguirà su questi sentieri, farà sicuramente parlare di se nei prossimi anni. Consigliato a tutti gli amanti del genere.

VOTO 7/10

RECENSIONE A CURA DI ALEX M'LITIA

Metal shock SV
METAL SHOCK


"Quando mi sono trovato di fronte a questo demo non ho potuto fare a meno di dubitare di avere tra le mani un'autoproduzione per due motivi: in primo luogo una produzione di quelle che trovi nei dischi ufficiali, per non dire superiore a molte di quest'ultime. In seconda ipotesi non ho potuto non notare la cura della confezione e del package in generale, veramente ineccepibili sotto tutti i punti di vista. Il genere proposto è un metalcore sulla falsa riga di KILLISWITCH ENGACE, LAMB OF GOD (meno thrash) e SHADOWS FALL, con l'aggiunta di quel pizzico di flavour death metal che non guasta mai. I brani sono sette e sono tutti qualitativamente ottimi, non un calo di tono, non un momento di noia, tutto fila liscio come l'olio. Oltretutto è innegabile che ogni brano riesca a catturare l'attenzione dell'ascoltatore in modo completo e compatto, creando una sorta di wall of sound distruttivo. Aggiungo, come se non bastasse, che la furia di questi ragazzi non ha eguali, a dimostrazione che la matrice hard core, sempre e comunque, fa la differenza quando si parla di aggressività. Consigliatissimo a tutti, perchè tra poco, secondo me, questi ragazzi faranno il grande salto ed un cimelio del genere potrebbe diventare una reliquia. [Top Demo sul numero 426 del 15/31 Marzo]
(adm)
Metal Wave 71/100
"Il Gruppo Si Forma Nel 1997. Dopo Vari cambi di formazione si arriva alla line-up attuale, propongono un post thrash core di buona fattura anche se a tratti piuttosto immediato.
Questo lavoro tutto sommato non mi è dispiaciuto è registrato sufficiente bene e tutte le parti si distinguono bene, ma purtroppo nonostante le canzoni come Responses o Train abbiano un gran tiro sono un po’ penalizzate dalla produzione non aggressiva al punto giusto. Hey chiariamo subito che è registrato bene, ma se tutti gli strumenti rendessero bene come rende la voce di Aro, veramente una bella prova, il disco sarebbe una bomba in esplosione! La composizione è piuttosto matura soprattutto nella parte ritmica e negli arrangiamenti, gli assoli di chitarra sinceramente lasciano un po’ a desiderare, ma alla fine questo è un genere d’impatto e quindi i virtuosismi non sono certo all’ordine del giorno. Alcuni fraseggi sono letteralmente da pogo mentre altri sono scattosi e tutti da ascoltare. Le influenze di questo disco dal mio punto di vista sono tante e miscelate bene senza che nessuna prevalga sulle altre, creando quindi uno stile personale e allo stesso tempo piuttosto attuale e fresco. La grinta c’è e dal mio punto di vista anche un buon affiatamento che sicuramente in sede live investirà il pubblico. Per gli Agabus è quindi una buona prova che dimostra il loro valore e la grande voglia di fare e di spaccare ogni volta ce ne sia l’occasione. Spero di vederli presto dalle mie parti e di sentire a breve una loro nuova prova" VOTO: 71/100
Metal Zone 75/100
Gruppo lombardo che può vantare sia il record (decisamente insolito per una band nostrana), dei cento concerti in tre anni, che la partecipazione ad un numero davvero impressionante di compilation, pur attestandosi su una produzione di pezzi propri ancora limitata (hanno all’attivo due promo CD); il loro repertorio è però ampliato dalle cover di numerosi gruppi metal (Sepultura, Obituary, Biohazard, System of a Down, Pantera), la preferenza per i quali è un importante indicatore del gusto e dello stile prediletto dalla band stessa. Gli Agabus si dedicano infatti ad un thrash moderno che certamente ricorda quello di vari gruppi post-Pantera, ma modulandolo in modo originale e personale.
Evidentemente tutta l’attività live sostenuta li ha resi non solo degli ottimi musicisti, versatili e precisi, ma ha anche conferito loro personalità e spessore a livello compositivo.
I pezzi risultano complessi ed eterogenei nelle strutture senza mai apparire raffazzonati, con cambi di tempo frequenti e qualche apertura melodica alla System of a Down.
Interessanti e ben curate le parti vocali, con cori e spoken word che si sovrappongono efficacemente al cantato principale. Notevole anche la qualità della registrazione.
Agli Agabus non resta che concentrarsi sulla realizzazione dei nuovi pezzi; non dubitiamo che sapranno attestarsi sui medesimi, ottimi livelli di questo album. voto: 75/100
Metal.pl (POLAND) SV
Kapela o nazwie Agabus prezentuje sobą coraz bardziej popularny styl z końcówką core. Dokładnie panowie nazywają siebie: post thrash metal core, co może wydać się trochę śmieszne (jak zwykle przy tak rozbudowanym określeniu stylu jaki się prezentuje). Last Way Left to debiutancki album tych włoskich core'owców i jest on... nie, nie tak szybko. O tym poniżej.

Jak wspomniałem na wstępie, grupa pochodzi z Włoch. Kraj makaronem i sosami pomidorowymi płynący nie należy do czołówki europejskiego metalu i tak naprawdę to nie znam żadnej bardzo dobrej grupy wywodzącej się z tego zakątka Starego Kontynentu. Może jestem ignorantem nie wymieniając Lacuny Coil czy Rhapsody, ale to nie są klimaty, których słucham na co dzień także nie zawracam sobie głowy takimi kapelami. Wróćmy do Agabusa. Ponoć nazwa pochodzi od owada żyjącego w jakimś tam jeziorze. Hmm... ciekawe było to dla mnie na tyle, że zajrzałem do różnych domowych encyklopedii w poszukiwaniu czegoś na ten temat. Niestety nic nie znalazłem. Ale zostawmy to. Słuchając tego krążka nie ma zbytniego problemu z doszukaniem się w muzyce inspiracji takimi grupami jak Biohazard czy Agnostic Front. Gdybym jednak miał porównywać to zdecydowanie bardziej wolę granie Amerykanów. Wypociny Włochów nie są zbyt ciekawe.

Nie licząc intra "Innervention", pierwszego numeru "Golpe" oraz paru motywów z pozostałych kawałków, reszta jest raczej nudna. Nie wpada to w ucho, tempa zmieniają się jakoś zbyt pochopnie, że się tak wyrażę, wokal (dość wysokie darcie się) na dłuższą metę drażni. Teksty też są raczej typowe jak na taki rodzaj muzyki. Konflikty zbrojne, różnice w społeczeństwie, niesprawiedliwość ludzka. Jeśli chodzi o brzmienie to jest poprawne. Szczególnie bardzo dobre wrażenie robi nagłośnienie stopy w perkusji. Można by powiedzieć, że aż ją czuć namacalnie.

Podsumowując: uważam, że Agabus świata raczej nie zdobędzie. W lipcu grupa ta występowała w naszym kraju na Dniach Malborka także kto miał okazje ich usłyszeć wtedy powinien być w stanie zweryfikować moje słowa. Dla mnie Last Way Left to średnia płyta, niczym nie zaskakująca.


Metalitalia 7
E’ proprio un demo piacevole quello realizzato dai nostrani Agabus, non c’è che dire! Giunto alla sua seconda release discografica, dopo il full omonimo di debutto, risalente al 2001, il quartetto riesce a distinguersi, in questo “Last Way Left”, grazie ad un songwriting fresco e dinamico, il quale unisce in modo molto naturale la vecchia scuola thrash americana alle nuove sonorità metal-core. Ed è proprio la strana sensazione scaturente dal connubio di “vecchio” e “nuovo” a rendere pienamente godibile il sette-tracce qui proposto. La produzione, trattandosi di un demo, non è male anche se avrebbe potuto essere curata un po’ meglio; i ragazzi se la cavano tecnicamente bene e Andrea Aromatisi si dimostra un singer dotato e capace, oltre che aggressivo e decisamente “al vetriolo”. Dopo l’introduzione “Innervention”, confuso miscuglio di voci di giornalisti stranieri (almeno così crediamo), “Last Way Left” viene aperto dalle massicce “Golpe” e “Atman Collapse”, vere e proprie scariche d’adrenalina, promulgate attraverso sezioni impazzite di tagliente thrash e passaggi più groovy e cadenzati, il tutto condito da qualche coro in classico stile old school hardcore. La title-track è un pezzo davvero strano, sorta di disturbato episodio di transizione, che proietta ascoltatore e Agabus stessi nella seguente “Responses”, un’altra unione tra thrash e metal-core che determina quanto questa doppietta di stili sia il trade-mark del gruppo. Sulla stessa falsariga, poi, seguono “Train” e “The Hive Of Damage”, con la prima cantata anche in italiano e la seconda ad ergersi a brano migliore del lotto. Demo molto divertente, quindi, che mette in mostra una band ben affiatata e, se proprio non originale, ben in grado di far muovere le terga. Assieme ai toscani Subhuman, un altro bel combo ignorante ed in-your-face da tenere d’occhio… voto: 7.0
Metallo Italiano SV
Promo-cd di gran lusso per gli Agabus, già all’opera nel lontano 2001 con la pubblicazione del primo ed omonimo album autoprodotto. Caratterizzato da una confezione elegantissima e da una cura maniacale per i dettagli, “Last Way Left” si presenta molto bene anche a livello sonoro, con quella miscela di metalcore moderno ed estremamente variegato che farà la felicità di quanti, in questi ultimi anni, hanno seguito con passione le vicissitudini musicali di band come Shadows Fall e Killiswitch Engace. Bravi a non fossilizzarsi sugli stilemi di un genere che ora va per la maggiore, gli Agabus hanno il grande pregio di inserire nella propria proposta anche inserti di death tecnico nonché elevate dosi di pura schizofrenia artistica, ben evidenti nella spettacolare “Train”. Il tutto, va detto, mantenendo sempre ben visibile uno stile molto personale e riconoscibile. Tra le promesse tricolori su cui puntare di più nel futuro...

Maurizio Gabelli


Metalsickness (FRANCE) 13/20
Agabus c’est le bordel. Un bordel tel qu’on se demande comment un faisceau d’influences si diverses peut rester assemblé et former quelque chose de cohérent. Avant de composer, ce combo italien s’amusait à reprendre des morceaux d’Obituary, System Of A Down, Biohazard et Pantera entre autres, et bien c’est grosso modo cette tambouille qu’on retrouve dans cette démo. Voire un peu plus.

Concrètement, "Last Way Left" est un mélange de metal au sens large (ça brasse du néo au death) et de New York Hardcore pour le groove de certains riffs. Agabus prend un malin plaisir à rassembler tous les styles qui ont comme point commun le pétage de plomb pogoteur et fatal aux cervicales, et pour ne rien arranger le groupe ne cache pas non plus son goût pour les sonorités exotiques et les cassures rythmiques, hérité d’une des formations citées plus haut. Et ça marche : l’ambiance hystérique renforcée par le chant suraigu typé "frenchcore" d’Andrea s’installe vite. On est continuellement brutalisé, déstabilisé par la succession des riffs en patchwork, harcelé par le chant toujours doublé ou changeant, emporté dans une transe parkinsonienne que seul le morceau-titre vient brièvement apaiser. Tout ça fait de "Last Way Left" un enregistrement intense et surtout très dense, ces vingt minutes ne se laissent pas facilement approcher et quelques écoutes attentives sont nécessaires pour assimiler des compos qui peuvent sembler flirter avec le n’importe quoi au premier abord. Autre bémol : le son des guitares qui frôle le Playskool par moments, dommage car le travail sur le son est globalement efficace.

Au final Agabus propose là un six-titres correct (l’intro complètement anecdotique - tradition metalleuse que je ne comprendrai jamais - ne compte pas) à l’ambiance tendue et paradoxalement festive, rien de bien neuf mais une ferme volonté de tout péter et ça, nous on adore.

Metalzone (CZECH REP) 6/10
Agabus, the prophet from the New Testament, would wonder what music is played in his name :)

The band Agabus comes from Italy and plays kind of mixture of thrash, death and core. The CD, on which we’ll throw an eye today, is called Last Way Left and it’s the newest work of the named band.

And we’ll start a little unconventionally – from outside. I’m not sure if all the CD’s look like this or if I have just promo version in my hand, so take this description a little easy. But I write it here because the look of the CD is quite sympathetic to me. It’s basically a clean silver CD on which is printed absolutely nothing, except of a large silhouette of a bug with a cross on the back. The bug is some kind of logo of the album, if I get it right. The CD is packed in folded booklet and all this is put in a plastic bag. The booklet itself is black & white with golden letters now and then. On the back side is a few information and inside some quotation from Yasser Arafat which I failed to decipher though I did my best (I don’t know even one word from Italian).

(I didn’t get very much info about the band from the booklet so I started to search the Internet. And it wasn’t much better there. Official site somewhat out of order and no info elsewhere, except from a little basic info in Metal Archives. Well, maybe I just didn’t search too good.)

It was the booklet and now for the music. I have to say that the CD is quite short and it’s good that it’s so. It’s not that the music would be bad, no way, but it’s kind of invariable all the time. I’ve listened to the CD several times and my impression was the same every time. First impression – great music, dense guitar, superb drums, very well played. Simply good rocking, it should look like this. But after a while some unpleasant feelings begin to sneak in.

First of all the vocals. It’s some kind of hardcore screaming that doesn’t sound very pleasantly. But that’s not all about the vocals. Two vocals are alternating – high screaming and a lower voice, kind of murmur. But alternating isn’t the right word. They just shout down each other chaotically. I’m sorry if I bullshit but I really didn’t find any sense in it. So the vocals are my biggest reproach to this CD.

And I have one more. And it’s that the CD is terribly monotonous. Basically it rolls from the beginning till the end in the same tempo, the same spirit. And it start, after a few songs, to irk and bore.

But otherwise it’s really well-lined music, full of energy and very well played. Well, so in the conclusion quite inconsistent feeling.
Munnezza SV
Gli Agabus di Lecco sono dediti ad un metal/hardcore meno “moderno” di quanto si sente ultimamente in giro, indubbiamente legato a doppio filo con la scuola degli anni '90. Tanto per citare alcuni nomi, non possono non ricordare bands come i Sepultura o i Biohazard nelle parti più moshose, ma anche Phil Anselmo & Co.
Dopo una breve intro (Innervention) iniziano le mazzate con Golpe ed Atman collapse, continuando con i restanti brani. Forse niente di nuovo sotto il sole, ma tutti i pezzi sono suonati veramente bene, ed anche la produzione è decisamente buona. Il pezzo migliore, a mio parere, è la title track, e forse la voce è forse l’elemento vincente, ma come già detto nulla è al di sotto della media. Veramente ben fatto.
Music Square 8/10
Mixando gli screram disperati e pazzoidi dei Meshuggah con I riff pesantissimi di gruppi del calibro di Testament o In Flames del periodo “di mezzo” si può ottenere qualcosa che si avvicini alla potenza sprigionata da questo cd degli Agabus, band di Lecco dedita a un death metal core senza compromessi: un concentrato di violenza e disprezzo incanalati nella musica.

Ottimi suoni spingono queste chitarre verso lidi di violenza rimasti inesplorati per molte altre band metal soprattutto della nostra scena, con un contorno di sperimentazione altrettanto considerabile originale, in quanto la sperimentazione in campo italico è ormai qualcosa che tutti evitano per paura del calo vendite… e Agabus insegna invece che si può sperimentare e rimanere coerenti e violenti.

Groove mastodontici come quelli di “Responses” ad opera delle chitarre di Zapa, ottimo riff-man supportato dal basso di Raz, ottimo strumentista, e dal poliedrico batterista Pala, davvero una macchina dietro le pelli, precisissimo e con un formidabile tocco che rimane inconfondibile fin da subito.

Le stranezze continuano se si ascoltano pezzi come per esempio “Atman collapse”, dove Aro alla voce sfodera una prestazione allucinante, un vero maestro dello scream e della pazzia tradotta in musica! Ottimo pezzo che introduce ad un altro esperimento della band, un quasi totalmente strumentale (se non si considera l’assillante ripetersi del titolo della suddetta song da parte di Aro), da due minuti al quale i nostri hanno voluto intitolare il cd, tanto per rimanere in ambito inusuale…

Buono l’accenno solistico e in generale la parte strumentale chitarristica di “Train”.

Grandiosa prestazione della band quindi, alle prese con un genere originalissimo e di non facile esecuzione. In bocca al lupo per il futuro!!!



Voto: 8/10

Musicaoltranza SV
Dopo l'ottimo debutto con l'autoprodotto 'Agabus' ecco il nuovo capitolo della band lecchese: 'last way left'. 7 songs tra il thrash-core ed il crossover che non lasciano spazio a compromessi o incertezze di alcun genere: 20 minuti scanditi da un susseguirsi di riff martellanti figli di una compattezza e granticità messe in campo da un songwriting in cui predominano le aggressive e chirurgiche chitarre di Emiliano sorrette dalla ritmica serrata e potente di Paolo; un prodotto professionale e di spessore che colpisce nel segno e che mette in mostra una personalità ed identità maggiore rispetto al lavoro precedente, supportato dalla complicità dell'ottima registrazione.
Così "Golpe" fornisce un formidabile assalto sonoro che colpisce subito al collo l'ascoltatore così come la successiva 'Atman collapse' caratterizzata da massicci riff ipnotici, mentre la title-track stupisce parecchio, vuoi per la sua freschezza e sperimentazione, vuoi per la sua contrapposizione con l'aggressività del resto del platter; ma non c'è tempo per abbassare la guardia perchè si torna subito a spingere sull'acceleratore con l'oscura e complessa 'Responses' e la successiva 'Train' caratterizzata da interessanti soluzioni chitarristiche che richiamano il vicino (oggi più che mai) oriente; a 'The hive of damage' (pezzo registrato al 'cool life' mentre il resto del disco è stato registrato al 'mirage studio') tocca il compito di chiudere l'album e ancora una volta, nonostante il suono sia grezzo, non risulta per nulla scalfita l'anima ribelle della band.
Due le critiche/consigli che mi sento di fare: 1)la mancanza dei testi all'interno del booklet (tra l'altro ben curato dal punto di vista grafico) che offrifebbero una chiave di lettura delle citazioni politico-culturali contenute in esso 2)Una maggior cura negli arrangiamenti (soprattutto dare un ruolo di spessore al basso, a mio avviso troppo in linea con le parti di chitarra) risolvibile mediante una collaborazione futura con un buon produttore. Infine un augurio per il proseguio della carriera musicale con la speranza che qualcuno si 'accorga' del vostro talento: le carte che avete in mano sono tutte in regola!
(Mauro Bretagna)
Nova Muzique SV
Nova Muzique


La scena hardcore italiana degli anni '80 ha inevitabilmente dimostrato una cosa: la violenza sonora è possibile anche nella patria di Orietta Berti.
A dimostrarlo ci sono stati tanti gruppi che hanno fatto la storia di quella scena (riconosciuta in tutto il mondo) e ci sono oggi innumerevoli altre bands che riescono a rinnovare quel sound (INFERNO?) o a riproporlo in chiave riveduta e corretta (CONVERGENCE?).
Fa quindi molto piacere ascoltare un album che suoni un metal core infame e sgraziato come questo LAST WAY LEFT degli Agabus.
Anche se probabilmente gli Agabus non siano stati direttamente influenzati dalle vecchie leve nostrane, e bello pensare che si ritrovino a fare un genere di musica evidentemente rintracciabile nel DNA tricolore.
La band è veramente ottima nel suono e nell' esecuzione dei 7 brani qui proposti.
La struttura delle song tende a variare il più possibile per quanto il genere lo consenti.
Gli AGABUS ricordano SYSTEM OF A DOWN, BIOHAZARD, PANTERA e una spruzzatina di KORN e ultimi IN FLAMES.
Tutto è estremamente di impatto. Non si grida al miracolo per la novità della musica, ma per una composizione dei brani e un potenziale di violenza sprigionata assolutamente al di sopra della media.
Riservato per ogni appassionato del genere.Bello.
(Riccardo Ponis)
Pitfire (SWITZERLAND) SV
Die vier Italiener von AGABUS haben mit ihrem 7-Track Album „last way left“ eine gute Arbeit hingelegt. Eine Band von der höchstwahrscheinlich noch nicht viele Leute etwas gehört haben, genau so wie ich. Ich finde es allgemein sehr schade, dass man von Bands südlich des Gotthardtunnels nicht gerade viel mitbekommt....dies sollte sich irgendwie ändern, da es dort massenhaft gute Bands gibt. Es fällt mir schwer, diesen Sound in irgendeine Sparte einzuordnen, da die Scheibe für meine Ohren schön abwechslungsreich klingt....Für diejenigen, die sich jetzt darunter nichts vorstellen können, würde ich sagen, es ist eine Mischung aus Thrash; Nu- Metal mit einem schönen Schuss Hardcore, wobei mich der Sound auch teilweise an Biohazard erinnert.... Einige werden jetzt bestimmt denken, dass man die Band unter Metalcore einstufen kann.....würde ich aber nicht sagen.
Mit harten und thrashigen und melodiösen Gitarrenriffs geht es auf dieser Scheibe hin und her, gefolgt von coolen Drum-Parts und von einem wirklich schönen brachialen Gesang, wobei sehr eindrückliche Gang- Vocals zum Vorschein kommen und die 2. Stimme neben dem Hauptgesang......einfach deathmetal-haft geil!
Die Stimme beim letzten Track „the hive of damage“ ähnelt doch teilweise sehr der Stimme von Limp Bizkit Sänger Fred Durst.....
Im Grossen und Ganzen kann ich diesen Silberling nur weiter empfehlen.
Psychozine (POLAND) 4,5/5
Jak¿e rzadko trafia siê nam jakiœ k¹sek spoza granic naszego kraju. Zwykle tylko dziêki uprzejmoœci zaprzyjaŸnionych wytwórni. A tu patrzê sobie, dostajê maila, jêzyk jakiœ nie nasz, ale oczywiœcie zrozumia³y (uczy³em siê kiedyœ obcych jêzyków). Jak wielkie by³o moje zdziwienie, kiedy odczyta³em sk¹d i przede wszystkim w jakim celu do mnie pisz¹. Oczywiœcie zaraz odpisa³em o p³ytê. I mam j¹, dotar³a do mnie z samej Italii.
Lizn¹³em poniek¹d kiedyœ nieco w³oskiego metalu, to mog³em spodziewaæ siê czegoœ konkretnego. Gniotów tam nie nagrywaj¹, a przynajmniej do mnie nigdy nie dotar³y. Kapeli tej, powiem szczerze nigdy nie s³ysza³em, bo i trudno znaæ wszystko co siê pojawia na œwiecie. Jednak w ciemno siêgn¹³em po ten produkt i nie ¿a³ujê.
Najpierw jednak przybli¿my nieco tê kapelê. Jej pocz¹tki siêgaj¹ roku 1997, kiedy to kilku ch³opaków sformowa³o twór o dumnej nazwie Agabus. Jak widaæ nie m³odzi ju¿ s¹, wed³ug biografii maj¹ co nieco na swoim koncie. Muzykê swoj¹ okreœlaj¹ mianem post thrash core metal. A jak to siê ma do rzeczywistoœci? Mo¿na siê przekonaæ na ich najnowszym promo - Last way left.
Od samego pocz¹tku daj¹ porz¹dnego kopa w dupê. Jest ciê¿ko i mocno. Nie szalej¹ z tempami, te raczej umiarkowane. Dosyæ technicznie. Ale czego mo¿na siê spodziewaæ? To¿ to zakrawa o thrash. Da siê wy³apaæ na czym siê ch³opaki wzorowali nagrywaj¹c ten materia³. S³ychaæ fascynacje Slipknotem, Obituary, Sepultur¹, a nawet Biohazard. Rytmika bardzo charakterystyczna w³aœnie dla nich. I dlatego w³aœnie jest konkretnie i z kopem. Ten mix stylów robi piorunuj¹ce wra¿enie na bêbenkach s³uchowych. Od pocz¹tku do koñca ostra jazda bez trzymanki. Ca³oœæ dziwnie przypomina poczynania jak¿e charakterystyczne w³aœnie dla Slipknot’a. Szczególnie wokal, trochê przesterowany, krzykliwy, momentami nawet p³aczliwy, czasem typowo mówiony, okraszony dodatkowo prawdziwie death’owym rykiem. Brak tu jakichœ wyrafinowanych technik gitarowych, czy kosmicznych solóweczek. Materia³ jednak nieŸle dopracowany, spójny, co siê czêsto nie zdarza, sporo dŸwiêku, brzmieniowo zadowoli ka¿dego fanatyka mocnego uderzenia. I s³ucha siê tego z iœcie diabelsk¹ przyjemnoœci¹. Czy ten materia³ siê przyjmie w Polsce? Oka¿e siê. Nie ka¿demu bêdzie odpowiadaæ to, co prezentuje Agabus. Zreszt¹ jak wszêdzie na œwiecie. Jednym siê coœ podoba, innym nie musi. Mi osobiœcie, jako fanatykowi Slipknot’a, jak najbardziej podchodzi. Po¿yjemy, zobaczymy, co przynios¹ nam ch³opaki w przysz³oœci. Jak na razie zapowiada siê nieŸle.
Pullthechain (BELGIUM) SV
I have some good news for our deathcore readers; this «Last Way Left» isn’t that bad. Serious and I think that the reason is Agabus music is way more old school thrash metal orientated than anything else. Of course, the music played by this Italian act is not the most original one heard for ages. Their brand of post thrash death core metal isn’t that different from what most of our youngest readers have the use to listen to (something also quite obvious when we airplay this act on our weekly radio show). Echoes of modern Scandinavian thrashcore metal are everywhere, add some Biohazard and tons of hardcore vocal works and you have this hybrid. As said, «Last Way Left» isn’t really the most innovative release of the last months, it’s just one of a thousands of unoriginal releases thrust into the overcrowded market of extreme hardcore – metalcore – thrashcore metal. It’s played with intelligence, the production is good but it can’t already be regarded as personal. Still, there is a lot to enjoy in this «Last Way Left» (if you like this kind of stuff), the tracks are well constructed and executed and there are some nice changes in the speed of delivery (which stops each of the six songs ending up as foreseeable).
Georges
Sgmetal 7.5 Top Demo
La prima cosa che mi colpisce di questo prodotto firmato Agabus è la produzione davvero sopra le righe. A mio avviso questo cd riesce a devastare anche album di gruppi non underground con delle produzioni stellari alle spalle. Il gruppo propone una sorta di metal core misto crossover aggressivo con una voce davvero lancinante. I brani che compongono questo mini album sono belli e ben strutturati. Da evidenziare Golpe e Atman Collapse su tutti. Guardando la biografia degli Agabus possiamo accorgerci che il gruppo in questi anni di attività si è dato molto da fare suonando ovunque anche fuori Italia ed ha partecipato ad innumerevoli compilation e split. Questo ci fa capire sin da subito le intenzioni serie del quartetto…(Vale la pena visitare il loro sito!) Se vogliamo trovare il pelo nell’uovo non avrei aperto il prodotto con un intro che attutisce non poco la “botta” del primo brano. Sicuramente ne sentiremo ancora parlare.
Shapeless 8.5
Più lunga è l'attesa, più grande è la soddisfazione. Il successore dell'omonimo album di debutto degli Agabus, datato 2001, si è fatto aspettare a lungo. Ma, ragazzi miei, il quartetto di Lecco si è ripresentato al pubblico con un lavoro convincente sotto tutti i punti di vista! Ma procediamo per gradi. L'album precedente degli Agabus mi era piaciucchiato ma, a dirla tutta, non mi aveva entusiasmato. Anzi, a dire il vero l'ho trovato per metà deludente. Nonostante il tiro non fosse in discussione, il songwriting tradiva troppe influenze. Il loro stile omaggiava smaccatamente gruppi quali i System Of A Down o i Biohazard. Come risultato, la musica non era affatto personale. Tenuto presente che gli Agabus dimostravano comunque di possedere talento, immaginate il mio nervoso! Tanto potenziale sfruttato così poco! Per fortuna "The Hive Of Damage", una canzone presente nella compilation del 2003 "Indigestible Sounds", sembrava schiudere nuovi orizzonti espressivi al gruppo. E così è stato! "Last Way Left" mette in mostra uno stile finalmente maturo! Sette tracce per ventitre minuti di vigore musicale e tanta grinta! L'immagine di copertina è una bocca urlante. L'utilizzo del bianco e nero è una costante della band, così come le immagini belliche che riempiono tutto il libretto. Occhio però! Le immagini utilizzate dagli Agabus hanno una funzione di denuncia. L'ideologia pacifista del gruppo è chiara, sebbene non abbia remore a sbattere in faccia all'ascoltatore i mali di questo mondo. La rabbia e l'ansia delle immagini di copertina si riflettono anche nella musica. Gli strumenti picchiano, gridano, piangono. I musicisti sembrano estremamente coinvolti nell'esecuzione. Alla voce troviamo Andrea "Aro" Aromatisi, alla chitarra Emiliano "Zapa" Alquà, alla batteria Paolo "Pala" Micheli e al basso il nuovo arrivato Roberto "Raz" Randazzo. Quest'ultimo ha preso il posto del vecchio Matteo Binda. La già citata "The Hive Of Damage" chiude il CD. Si tratta di una scelta intelligente, visto che mette a disposizione il brano per tutti coloro che non hanno acquistato la compilation. Mi piace però trovarci anche un significato più profondo, quasi che la sua inclusione nel nuovo CD sia da intendersi come un omaggio alla canzone che ha inaugurato il nuovo corso. Lo studio Mirage di Inverigo ha svolto un ottimo lavoro, presentando al meglio il suono della band. L'abilità del gruppo viene sublimata da questa buona produzione. E' quindi un piacere immenso ascoltare canzoni quali "Innervention" o "Atman Collapse": la rabbia che anima l'ispirazione dei musicisti penetra nelle vene e fa scatenare! Il crossover degli Agabus ha moltiplicato le sue formule espressive, raffinandosi nella fornace ardente del thrashcore. Le sette canzoni qui presenti sono altrettanti esempi di creatività, fracassona o riflessiva (come nel caso della title-track), emozionale o d'impatto. I riff si susseguono con una coerenza disarmante, perfettamente accompagnati da una sezione ritmica implacabile. La struttura dei brani è essenziale. La voce di Aro è un urlo scatenato, in grado di smuovere dal torpore anche gli animi più lobotomizzati. Il crossover del gruppo ha raggiunto un equilibrio notevole, capace di riassumere in sé tutte le influenze e di tradurle in qualcosa di nuovo. Nuovo ed avvincente. Trascinante come "Responses" o vitale come "Train". Comunque, tutte le sette canzoni hanno qualcosa di interessante da esprimere. "Last Way Left" è il frutto dell'esperienza degli Agabus e dell'intelligenza dei musicisti, sempre volti a migliorare la propria musica. Cari lettori di Shapeless, se la parola "crossover" non vi spaventa, siete invitati ad acquistare questo CD. Non ve ne pentirete perché, nel loro genere, gli Agabus sono una delle realtà più promettenti del nostro bel paese. Voto: 8.5
(Hellvis - Aprile 2005)
Silent Scream 7
Propensi a tradurre in musica la rabbia che hanno dentro, i lecchesi Agabus non sembrano minimamente intenzionati a mollare l’osso. Incazzati quel tanto che basta per far venire in mente gli Hatebreed di Jamie Jasta (ma non prendete troppo alla lettera l’accostamento), a differenza degli americani, gli italiani scrivono sei pezzi, più una intro, caratterizzati da un’enorme varietà ritmica. I brani proposti mostrano passaggi di buona fattura, mescolando thrash e hardcore in maniera molto fluida, dando spazio anche ad altre influenze come, ad esempio, il funky della title-track che sembra la sorellastra di “Porno Creep” dei Korn di “Life Is Peachy”. Da segnalare il piglio incalzante di “Responses”, a mio avviso, il momento di maggiore ispirazione del combo lombardo (almeno sino ad ora). Senza nulla togliere al resto, per carità. Non ci sono cadute di tono o cose troppo pacchiane e scontate e questo gioca a favore della musica degli Agabus. Mi preme, come sempre quando si tratta di band emergenti, invitare i quattro musicisti a sforzarsi di lavorare maggiormente su una totale definizione della personalità, intravista più volte nel corso delle tracce, che, col tempo, sono sicuro verrà fuori del tutto. Attenderemo alla finestra. Voto: 7
(Marco Giarratana)
Southspace (GERMANY) SV


Hier kommt mal wieder was aus Italien auf den Tisch geflattert, eine nette Hardcoretruppe namens Agabus, was auch immer das bedeuten mag. In Italien gibt es ja jede Menge gute Hardcore Bands, mal sehen, ob sich Agabus da einreihen können.

Nach dem Durchhören von "Last Way Left" kann ich getrost sagen: Experiment geglückt. Agabus spielen schnellen und teils auch sehr moshigen, brutalen Hardcore mit fetter Metalkante, ohne aber dabei ins Genre Metalcore abzudrifften.

Ist wirklich ein fettes Brett. Der Gesang kommt meistens zweistimmig daher, einmal Gekeife, einmal Gebrülle. Das kommt ordentlich angepisst rüber und hat schön viel Wut im Bauch. Dazu gibts hin und wieder ein paar Shouts und fertig ist eine gelungene Hardcorescheibe.

Wer metalischen Hardcore (ziemlich fett aufgenommen übrigens) toll findet, wird auch mit den Jungs von Agabus seine Freude haben.
by Matto , vom 31.10.2005